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lunedì, 10 agosto 2009
Ho buchi nel cervello grandi quanto le ultime tre notti. L'oblio.
Leggo indizi in jeans macchiati d'erba.
sabato, 08 agosto 2009
Ogni settimana. Ogni venerdì. Inizio ad odiarlo, il venerdì. Tequila che va a sostituire il sangue nelle vene e un 'no' che risuona nella mente con un'educazione tale che taglia ancora di più. Tagliata. Sono tagliata. Senza aghi, senza fili. Solo parole sconnesse in un inglese perfetto che nemmeno sapevo di avere. Parole sconnesse vomitate addosso a uno sconosciuto, una manciata di porte più in là di. Abbastanza. Mai. Un disco rotto che corrisponde alla mia voce. Il respiro corto. Una maglietta per impregnarmi di profumo e poi. Ore e ore a guardare un soffitto che declina dolcemente in parete e una finestra buia che si rischiara piano all'alba. Trenta minuti per rintemprarsi con un sonno popolato da incubi. E poi. La sbornia che si esaurisce mentre gli occhi sono sbarrati e dimenticare piano tutto. Non ricordare più, d'improvviso. Le dita che scorrono su magliette appese, come in un negozio, chiuse in un armadio. Ognuna con un dannato ricordo. Ognuna, senza che nemmeno io vi fossi vicina. Visi sconosciuti e già odiati che mi fissano con disappunto e mal riuscito sarcasmo e mi allontanano. E scoppio. Scoppio di solitudine. Scoppio di non abbastanza. Scoppio di stanchezza. Scoppio come in ogni partita a scacchi. E mi abbandono, su strade buie e deserte contornate da case e nient'altro. Mi abbandono tra sale, un bicchiere e un sottile spicchio di limone. Mi abbandono su una moquette, avvolta da un vestito e da scarpe col tacco. Ora, basta. Io a scacchi non so giocare.
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