Thinking about [v. 2.0]

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domenica, 26 luglio 2009


Scale su cui ho trascorso innumerevoli ore notturne, insonne.
Scale identiche, di piano in piano.
Scale su cui mi ritrovo, la testa fra le mani, un discorso ripetuto decine di volte nella mente.
Scale da cui fuggo una, due, tre volte. Per poi tornarvi.
Sempre più codarda.

Ho smesso di contare i giorni. Servirebbe a qualcosa sapere il numero esatto?

Ho smesso di contare i giorni, ma la sostanza non cambia.
Tempo misurato, mai abbastanza per.
E i discorsi risuonano solo nella mente. Dove resteranno.

Ma domani. Domani tempo di svuotarmi, con la persona sbagliata. Ma giusta.
Domani.

E intanto, scale. A scendere, a salire. A fuggire. Fra frantumi rosso sangue.

Domani.

mercoledì, 22 luglio 2009


A casa. Safe and sound.
A casa.

A casa.

C'è solo da osare, ora.

martedì, 14 luglio 2009





Questo blog aderisce al "rumoroso silenzio" contro il DDL Alfano.





giovedì, 09 luglio 2009


La verità?
A nessuno gliene frega un cazzo. A meno di essere interpellato direttamente e in modo aggressivo. È così facile. Così dannatamente facile.
E allora fanculo. Me ne vado.

Grazie per gli ultimi tre mesi a chi c'era. E ci sarà.

Per il resto. Io me ne vado.

mercoledì, 08 luglio 2009


Londra piangeva. Con me.
Piano, delicata. Con me.
Soffoco. Urlo. Cammino avanti e indietro sotto un sole afoso che non mi appartiene, non più.
Portatemi a casa. A casa mia.
A dormire su di un materasso scomodo, accanto a un corpo che mi abbraccia, che mi respira, che respiro.
A svegliarmi guardando due occhi indaco che sorridono.
Portatemi a casa.
A scherzare con chi oramai ho imparato ad amare più della maggior parte dei miei cosiddetti amici qui.
A correre nel cuore della notte per strada, sotto una pioggia lieve e invisibile, guardando a destra prima di attraversare.
A giocare fra foreste e alberi e pupazzi di neve.
Portatemi a casa.
Io
sto
soffocando.
Ancora.
Dannazione.

sabato, 04 luglio 2009


Sembra di essere in un film.
Tutto al dannatissimo ultimo momento.

Ballando su di un pavimento di mattoni sconnessi, fino a che si viene spinti fuori. E guardare l'alba da una finestra alle quattro e qualcosa del mattino. E inspirare per ore senza stancarsi.

Un'ora e mezza di sonno e pile cariche.
All'ultimo momento.
Ridere per non piangere.

venerdì, 03 luglio 2009


Albeggiava. Occhi spalancati all'improvviso.
Ed era sbagliato. Troppo tardi.
Era sbagliato.
Non mi riconosco nel riflesso dello specchio, oggi.
Così sbagliato.



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