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lunedì, 23 marzo 2009


Tre settimane.

Per camminare.
Per la musica.
Per pagine di libri.
Per dormire.
Per fare l'amore.
Per baciare e poi ridere a crepapelle.
Per scoprire che da una vita si conoscono persone tanto simili a sé, nella loro storia. E sentirsi capiti, finalmente.
Per conoscere persone nuove, molte meravigliose.
Per non sentirsi più turista.
Per prendere il sole in canottiera a metà marzo.
Per una felpa leggera nel cuore della notte.
Per cantare nuove canzoni per strada nella lingua più dolce del mondo.
Per avere un amico che inchioda di notte sulla superstrada, scende e ti obbliga a guidare la sua BMW.
Per ubriacarsi fino a dimenticare se stessi, la propria esistenza. E la propria vita, anche.
Per ballare fino alle prime luci dell'alba con le gambe in fiamme che chiedono miseramente pietà.
Per non dare spiegazioni. Mai. A nessuno.
Per tornare all'alba a casa su una SLK, senza sapere bene il perché.
Per non tornare a casa.
Per sentirsi a casa.
Per ritrovare Amici.
Per ricostruirsi passo passo. Ma non abbastanza.
Per sentirsi mancare le piccole cose, ma ottenere le più grandi.
Per sentirsi liberi.
Per sentirsi fottutamente liberi.
E nuovi.

Tre settimane.
In un alito di nicotina.

Domani (cioè oggi) torno a macerare. A marcire. Fra quattro pareti rosse.

giovedì, 19 marzo 2009


C'era la luna.
Una falce.
A guardare sopra un reticolo di strade deserte, poco prima dell'alba.

C'era la luna, flebile, a illuminare canti e balli in mezzo alla strada.
A illuminare discoteche piene d'alcol.
I nostri corpi pieni d'alcol.

C'era la luna a proteggere saluti, abbracci e baci sinceri.
Baci d'amici.
Baci per togliere una maledizione dura a morire.
Baci per sentirsi. Esistere.

Adesso mi nascondo dal sole.
Al buio.
Solo un monitor.

venerdì, 13 marzo 2009


Ricomincia tutto.
Da capo.

E non importa in quale parte d'Europa io mi trovi. Sempre qui. Al buio, poco prima dell'alba, sola.

In silenzio, ascolto tutto. Un rigurgito di parole su una parte di una vita che io non sapevo, non volevo sapere. Amavo solo presumere.
Ma ascolto, in silenzio.
E poi mi piego.
Con tutto ciò che ne consegue.

Una casa disabitata, eliminando ogni traccia alle cinque del mattino.
Una casa conosciuta per sentito dire e che ora mi lega, come non mai.

Non importa in quale punto della penisola Iberica io mi trovi.
Comincia sempre tutto da capo, di nuovo.
Cazzo.



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