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mercoledì, 31 dicembre 2008


Duemilaotto al capolinea.
Risate e lacrime a riempire i giorni.
Nuovi volti, nuovi amici, vecchi abbandoni.
Sesso e amore, o qualsiasi cosa che potesse impedire qualsiasi pensiero.
Notti di lavoro e di studio. Notti insonni.
Ospedali e pigiami e cellulari.
Dolore puro, irrazionale, delirante.
Addii. Definitivi e momentanei.
Respiri di vita, tra lenzuola, in riva al mare, in abbracci che il respiro lo tolgono e lo generano.
Spirito nuovo. Spirito vecchio. A onde.
Letto, poltrona.
Aerei, chitarre, bagagli.
Attese.
Occhi. Verdi, azzurri, nocciola.
Voci. Delicate e profonde.
Braccia.
Corse in riva al mare. Corse per prendere tram.
Metropolitane affollate. Da svenire.
Svenire e riaffiorare.
Sangue. Troppo, troppo poco.
Panni sporchi e ferri da stiro.
Concerti per sentirsi libera, come mai. Urlare e saltare e cantare.
Nuova vita.
Sentirsi morire per chi si sente morire. E non poter fare nulla.
Trecentosessantasei giorni. Per sognare, per piangere, per aspettare, per cambiare.

Buon duemilanove, a me, a chi c'è stato in questi dodici mesi. A chi avrei voluto avere accanto. A chi leggerà.
A chi, semplicemente, vuole sentirsi dire buon anno nuovo.

mercoledì, 17 dicembre 2008


Succede che un diciassette dicembre qualsiasi diventi il diciassette dicembre.
Riccardo.
Otto ore.
Intatto, puro e vuoto. Nuovo.
Riccardo.

Cosa darei...

domenica, 14 dicembre 2008


E' nella trachea. Forte, pungente, crescente.
E' nella trachea. Inghiottire per respirare.
Ogni
giorno
che
passa.

E poi scoprire che non serve a un beneamato cazzo.
Sorrido, saluto, cerco rifugio, dò rifugio.
E non serve a un cazzo. Non è nemmeno fine a se stesso. In nessun luogo.

Abbandono.
Senza una parola.
E abbandono.
Tanto non serve.

domenica, 07 dicembre 2008


Tra le righe che scorrono su un monitor, io quasi ci riesco.
A sentirne la voce su quelle parole toscane incastonate tra italiano per comuni mortali.
A sentirne l'odore, il profumo di una pelle abbronzata al sole della Florida.
A sentirne il respiro, dopo tanto tempo.
A vederne i contorni. E i dettagli.
Io quasi ci riesco.

Fammi respirare. Fammi respirare. Fammi respirare.

venerdì, 05 dicembre 2008


Ancor prima di realizzare di essere sveglia, di essere al mondo. Ancor prima della coscienza.
Si sa.
La data.
Si sa prima di ogni altra cosa.

Dicembre, il quattro.
E scivola, dolce e malinconica e lancinante e soffocante e. E.
Scivola fra una canzone e una macchina, fra una pastiglia e una bancarella.
Scivola lungo le gote.
E sono sempre qui. Io.
Tu?



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