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mercoledì, 22 ottobre 2008


Una frase oltre ogni limite. Una di quelle frasi a cui, nemmeno dopo ore e giorni, si può trovare una risposta.
Mai.
Solo, rimanere basiti, allibiti. E parlare come un disco rotto. E pensare, come un disco rotto.
Come se io, nella vita, dovessi essere lo zerbino di chiunque lo desideri.
Come se dovessi coccolare l'ego degli altri, deglutendo e basta.
Niente conta niente, pare.
E allora inizio a giocare anche io.
E allora divento sleale. Perché pare essere l'unico linguaggio comprensibile.
Gioco sleale e umiliazione.
Nessun, nessun problema.
Basta solo avere qualcuno come i Clash a ritmare pensieri e opere, nient'altro.
Nessun problema.

sabato, 11 ottobre 2008


Londra è passata. Ancora da metabolizzare per scriverne.
E io, oggi, vorrei solo che qualcuno mi dicesse cosa faccio per essere tanto evitata.
Sì, oggi lo vorrei.

Ma, in fondo, importa solo a me. Non ha importanza.

venerdì, 03 ottobre 2008


Che poi alla fine succede per davvero.
La fine.
Arriva per davvero.
Niente più esami per i prossimi quindici mesi. Ma ancora suona strano e improbabile.
Solo libri da cercare per scoprire un popolo meraviglioso e demonizzato.
Leggere e scrivere. Nient'altro.
Il Paradiso.

Che poi alla fine succede per davvero.
Diciannove anni.
Libri, giochi, merende, film, vacanze, litigate, abbracci, pianti, risate e canzoni.
Per diciannove anni.
E alla fine siamo lì. Un'aula con tavoli coperti da velluto rosso e docenti in toga.
E tu sei dottoressa.
Ed eravamo all'asilo.

Che poi alla fine succede per davvero.
La stanchezza crolla addosso come un macigno.
E qui c'è solo bisogno di un orecchio. Un orecchio, senza bocca.

Che poi alla fine succede per davvero.
Tutto finisce.
E, da copione, tutti abbandonano il palco. Come da copione.

Alla fine.
Per davvero.
Succede.





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