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lunedì, 29 settembre 2008


Harakiri.




sabato, 27 settembre 2008


Il fatto è che tutto riporta sempre allo stesso concetto.
Stanchezza.
Ci sono un'infinità di significati per questa parola: stanchezza fisica, stanchezza mentale, stanchezza morale e qualcosa d'altro.

Oggi la stanchezza che si erge sopra le altre, ferma e stabile contro ogni tipo d'intemperia, è la stanchezza sociale.

Premettendo:
io conosco molta gente. Molta.
La maggior parte, grazie al cielo la conosco superficialmente e/o di vista.
In senso contrario, le persone che hanno avuto l'opportunità di entrarmi dentro e di studiarmi nei dettagli si possono contare sulle dita di una mano. Senza necessariamente utilizzarle tutte, le dita.
Non mi piace entrare troppo in contatto con le persone.
Ne ho incontrate poche di valide, le restanti mi hanno fatto male, chi più chi meno. Chi molto.
Non mi piace conoscere: ormai sono arrivata al punto di pensare che sia quasi un totale spreco di tempo, tanto tutte uguali sono. Maschi uguali a maschi, femmine uguali a femmine. A prescindere dal loro orientamento sessuale.
La gente è un unico, grosso, stupido e pesante animale che si muove provocando rumore e danni.

Ciò premesso, analisi della realtà presente:
escluse le persone solite note (quelle delle dita, per intenderci), tutti mi amano e quindi confermano la mia teoria/tesi.
La gente fa schifo.
Amici (ufficialmente tali, almeno) che ti vedono e abbracci e baci e ti voglio bene e quando ci vediamo di nuovo e come stai, ma davvero come stai.
Sul momento mi rendo partecipe, perché io agli amici-ufficialmente-tali voglio bene davvero, mia disgrazia.
Un po' più tardi mi sale un moto di improvvisa razionalità e, quindi, mi rendo conto.
Mi rendo conto delle ipocrisie, delle esclusioni a mo' di sotterfugi (come se io fossi più stupida di quel che sono e non me ne accorgessi), del cazzuto politically correct, delle chiacchiere alle spalle.
E allora mi chiedo che cosa ci voglia.
Cosa ci vuole per incontrare persone che, per una volta, siano in grado di guardarmi in faccia ed elencarmi tutto quello che non va?
Cosa ci vuole per incontrare persone che, per una volta, mi dicano che non sono più gradita, senza farmelo semplicemente intendere per tenersi la loro tronfia coscienza candida?
Cosa ci vuole per incontrare persone?



[Rapido esercizio di figure retoriche. 'azz, servirebbero esercizi in letteratura italiana.]



lunedì, 22 settembre 2008


Succede che d'improvviso ti alzi dal letto con addosso un pantalone di una tuta e una felpa universitaria bolognese.
Succede che, d'improvviso, inizi a riordinare fogli su fogli in preda a una foga sconosciuta.
Succede che, per un momento ti fermi e realizzi che è quasi mezzogiorno di lunedì mattina. E che non ti sei mossa dal triangolo letto-poltrona-bagno per esattamente quarantotto ore.
Imbottita di torta al cioccolato e taralli simil-pugliesi tendo le lenzuola all'estremo.
E sarà anche meglio farsi una doccia prima che qualcuno si accorga di me grazie al suo olfatto.
Succede.
Ancora.
Sempre.
Spero ti rimetterai. Già.

Tutta la stanchezza crolla addosso, ancora. E anche questo stanca.
Sempre
di
più.

lunedì, 01 settembre 2008


No, ma io sono una persona decisa nella vita.
Di quelle che una cosa dicono e quella cosa fanno.
La coerenza mi guida.
Scelte uniche, senza ripensamenti.
Tant'è che nell'ultimo mese esatto ho preso tra le quattro e le cinque decisioni drastiche.
Il fatto che riguardino tutte la stessa cosa non è un'avvisaglia di incoerenza.
E poi chi non cambia idea è uno stupido. Dicono.

Oh
abbattetemi.


Ci sarebbe qualche anima pia disposta a passare i prossimi giorni a guardarmi male, ma molto molto male, con l'obiettivo di farmi studiare qualche cosa.
Giusto qualcosa.
A.A.A. Cercasi sguardo truce e spaventevole. Offresi vitto e alloggio. E gratitudine, infinita.


Bentornata, Vale.





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