Thinking about [v. 2.0]

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mercoledì, 27 febbraio 2008


Mezzo litro in un sorso. Un sorso solo, senza respiro, cercando di annegare.
In piedi, una spazzola in mano. Mi guardo. Una mano si solleva veloce e preme forte sulla bocca per soffocare un urlo. D'improvviso, in piedi di fronte ad uno specchio. Un urlo feroce, rabbioso.
Di fronte ad uno specchio.

Lo stomaco si chiude, con rabbia verso di me, verso di te, verso il mio mondo.
Le gambe non riescono a stare ferme.
Le mani vengono catturate dalla foga. E vomitano lettere.

Succhi gastrici di parole si riversano e il respiro diventa affannoso.
E tutto finisce così.
Almeno per oggi.

E vaffanculo.

martedì, 26 febbraio 2008


Rileggendo "Mercurio" a spizzichi e bocconi.



Quando sono con lei ho un bizzarra impressione:quella di esistere. Quando lei non c'è, è come se io non esistessi. Non riesco a spiegarlo. Spero di non guarire mai. Il giorno in cui sarò guarita, lei non verrà più a farmi visita. E io non esisterò più.


E come tutti gli uomini adesso mi dirà che le donne non dovrebbero amare la giovinezza e la bellezza. E' strano: ci si ordina di essere giovani e belle e, appena si tratta di innamorarsi, ci viene consigliato di non tener conto di quel genere di dettagli.


Per la maggior parte delle persone amare è un dettaglio della vita, alla stregua dello sport, delle vacanze, degli spettacoli. L'amore, da parte sua, dovrebbe essere concreto, quadrare con la vita che ci si è scelti. Per l'uomo, con la carriera; per la donna, con i figli. In una prospettiva simile, l'amore può essere solo una sbandata, una malattia preferibilmente breve. Di qui le caterve di luoghi comuni con finalità terapeutica sul carattere effimero della passione. Io invece ho provato che se si costruisce il proprio destino a partire dall'amore, l'amore dura in eterno.


Ha paura di essere bella? La capisco, anche se io lo sono meno di lei. Essere brutti è rassicurante: non ci sono sfide da raccogliere, basta abbandonarsi alla propria sfortuna, farci i gargarismi, è così confortevole. La bellezza invece è una promessa: bisogna poterla mantenere, bisogna essere all'altezza. E' difficile. Qualche settimana fa, lei diceva che era un dono sublime. Ma non tutti hanno voglia di ricevere un simile favore, non tutti hanno voglia di essere i prescelti, di vedere lo stupore negli occhi degli altri, di incarnare i sogni degli uomini e di affrontarsi allo specchio ogni nuovo giorno per constatare gli eventuali danni del tempo. La bruttezza è stabile, fatta per durare.


Adesso vedo la logica che c'è nella scelta di una morte simile. L'acqua e l'amore sono la culla della vita: non c'è niente di più fecondo. Morire d'acqua o d'amore, o meglio ancora di tutte e due le cose insieme, vuol dire fare il salto mortale, prendere l'entrata per l'uscita. Vuol dire uccidersi con la vita stessa.

sabato, 23 febbraio 2008


Non credevo che sarebbe mai successo. Non a me.
E invece eccomi qui.
Una pagina bianca, per ricominciare da capo.
Punto.
E a capo.
Uno splendore virginale da non macchiare con fango preso qui e là.

Punto e a capo.
Sperando di poter tornare indietro dal punto di stanchezza di non ritorno.
Sperando che quel punto, in realtà, un ritorno ce l'abbia.

Buona vita.


V.



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